HOME / APPUNTI DI VIAGGIO DI UN VIAGGIATORE SCOMODO

L’ARTE CONTEMPORANEA A PORTATA DI MOUSE

APPUNTI  DI  VIAGGIO

Amo l’arte, trovo   ancora interessante visitare  le mostre e le rassegne in galleria, ma soprattutto amo il web, tutto ciò che vi è dentro, ormai  è una  condizione  irrinunciabile a chi si occupa e cerca di  diffondere l’arte. Non essendo succube del diritto d’autore e delle funeree biblioteche intese come archivi statici di conservazione della cultura ufficiale,  sono attratto immensamente dalla comunicazione in tempo reale dentro e fuori  il villaggio globale.  Da qui  nasce l’interesse profondo alla dimensione virtuale  con la creazione e la “messa in opera”  dello Spazio Ophen Art Gallery 2.0 e del Bongiani Ophen Art Museum.  

Ecco chiarita la realizzazione delle  mostre interattive progettate  via Web  che io faccio e anche  la  conseguente presentazione di  una raccolta  che  seppur incompleta di testi critici e recensioni scritti in più di un ventennio di lavoro che oltretutto  risultano ancora  attuali e profetici. Testi che ho formulato nel tempo, suddivisi per autori, per dibattito e  anche per strategia poetica. Poi vi sono i testi recenti  al fuori di una inutile classificazione di tendenza e di parrocchia, dedicati  ai più importanti  artisti contemporanei, i miei artisti, quelli che io amo, i miei compagni di strada e di vita, Insomma, quasi una raccolta e una collezione ideale dei desideri che si trasforma   nel web da  archivio privato dei miei pensieri a  straordinario archivio  globale libero e  profondamente  democratico.   

Per caso o forse per necessità mi ritrovo ad essere oggi un interlocutore scomodo e autosufficiente, direi  un  pò artista e un pò blogger, un pò poeta e un pò gallerista, e  forse,  lucido osservatore del nostro  presente.

  Bongiani Arte Contemporanea

Segretery:
Biografia di Giovanni  Bonanno:
 

  

http://www.collezionebongianiartmuseum.it/

IL NUOVO MUSEO VIRTUALE ITALIANO

Il Bongiani Ophen  Art  Museum  è il nuovo museo on-line di Arte Contemporanea. Un nuovo spazio espositivo  creato e diretto da Sandro Bongiani  & Giovanni Bonanno in continua evoluzione che presenta  un’ampia scelta di artisti in “Permanenza Virtuale Con/Temporanea”, è un’opportunità unica per tutti coloro che vogliono godere la qualità e l’emozione dell’arte contemporanea.  Il Museo  Virtuale Italiano di Arte Contemporanea  non ha spazio fisico ed è visibile 24 ore su 24.  

Movement: Contemporary Art | Art Moderne | Photography | Mail Art Salerno, Italy Address: Via S. Calenda 105 84126 Salerno (Italia).Phone: 089 56 48 159 Fax: 089 56 48 159Contact-Directors/Staff–  Sandro Bongiani &  Giovanni Bonanno e-mail: bongiani@alice.it / bongiani@libero.itwww.collezionebongianiartmuseum.it | www.ophenvirtualart.it     https://ophenartecontemporanea.wordpress.com/
IL  BONGIANI MUSEUM: LA COLLEZIONE BONGIANI OPHEN ART MUSEUM

CONTEMPORARY ART COLLECTION

COLLECTION OF CONTEMPORARY GRAPHICS

Visita la Demo.http://bongiani.artsteps.com/exhibitions/1839/Permanent_collection


Artisti presenti

  Sala 1   Vettor  Pisani

Sala 2   Mario  NIgro

Sala 3    Romano  Notari

Sala 4     Joseph  Beuys

Sala 5    Vittore  Baroni

Sala 6    Lancillotto  Bellini

Sala 7    Serge  Segay

Sala 8    Anna  Boschi

Sala 9    Ryosuke  Cohen

Sala 10    Carlo  Ramous 

Sala 11    Guy  Bleus

Sala 12    Mariano Filippetta

Sala 13    Bruno  Cassaglia 

Sala 14   Mauro  Molinari

Sala 15    Andrea  Bonanno

Sala 16    Alessandra  Angelini

Sala 17    Pascal  Lenoir

Sala 18    Arnulf  Rainer

Sala 19    Fausto  Melotti

Sala 20   Gugliemo Achille  Cavellini

Sala 21   Marcello  Diotallevi

Sala 22   Luciano  Pera

Sala 23   Emilio  Morandi

Sala 24    Stathis  Chrissicopulos

Sala 25  Rolando Zucchini

Sala 26    Omar   Galliani

Sala 27   Paolo Grassino

Sala 28   Franco Longo

Sala 29    Ray  Johnson

Sala 30    Franco  Massanova

Sala 31    Guillermo  Deisler

Sala 32    Ruggero  Maggi

Sala 33    Giuliano  Mauri

Sala 34    Luciano  Caruso

Sala 35    Giuseppe  Modica

Sala 36    Vincenzo  Nucci

Sala 37    Clemente  Padin

Sala 38    Ercole  Pignatelli

Sala 39    Ernesto  Terlizzi

Sala 40    Marco Tirelli

Sala 41    Cheryl  Penn

Sala 42    Paolo  Scirpa

Sala 43    Shozo  Shimamoto 

Sala 44    Francesco  Somaini

Sala 45    Mattia  Moreni


La Galleria e il Museo Virtuale

http://www.collezionebongianiartmuseum.it/

IN CORSO:

LA MOSTRA  RETROSPETTIVA VIRTUALE 2.0

  “OTTANTA BEN  VAUTIER” / BEN  VAUTIER

dal 21 dic. 2015 al 27 marzo 2016

Visit:

http://www.collezionebongianiartmuseum.it/virtualGallery/?art=4

LA  PRESENTAZIONE DI   “OTTANTA BEN  VAUTIER”  

LA  BIOGRAFIA  DI  BEN  VAUTIER

IL COMUNICATO STAMPA DELLA  MOSTRA

IL CATALOGO  DIGITALE  DELLA  MOSTRA

LA MOSTRA  SVOLTA:

RETROSPETTIVA VIRTUALE 2.0

  “FRACTAL PORTRAIT PROJECT” / RYOSUKE  COHEN  2001 – 2015

LA  PRESENTAZIONE DI  RYOSUKE  COHEN  2001 – 2015

LA  BIOGRAFIA  DI  RYOSUKE  COHEN  2001 – 2015

IL COMUNICATO STAMPA DELLA  MOSTRA

IL CATALOGO  DIGITALE  DELLA  MOSTRA

La Mostra Svolta  Visit:

LA MOSTRA VIRTUALE 2.0   “VIRTUAL FUXUS  POETRY” / SHOZO  SHIMAMOTO 1928 – 2013

LA  PRESENTAZIONE DI   SHOZO  SHIMAMOTO 1928 – 2013

LA  BIOGRAFIA  DI  SHOZO  SHIMAMOTO 1928 – 2013

IL COMUNICATO STAMPA DELLA  MOSTRA

IL CATALOGO  DIGITALE  DELLA  MOSTRA

http://www.collezionebongianiartmuseum.it/contatti.php

 

” Tutto il Materiale è  protetto da diritto d’autore “

Tutti i Diritti  sono riservati,  per qualsiasi richiesta  occorre contattare espressamente l’artista in questione  o il Bongiani Ophen Art Museum che si farà carico personalmente  di contattare l’artista richiesto  per avere Il permesso esplicito di Pubblicazione. 


LA GALLERIA  INTERATTIVA D ‘ ARTE CONTEMPORANEA   TUTTA VIRTUALE

- Logo Base

VISIT:

SPAZIO  OPHEN VIRTUAL ART GALLERY  2.0

Contatti:  bongiani@alice.it             bongiani@libero.it

LA  GALLERIA  VIRTUALE  ON-LINE

VISIT:

SPAZIO  OPHEN VIRTUAL ART

Contatti:  http://www.ophenvirtualart.it/contatti.php


LA CRITICA  D’ARTE

BONGIANI / Tra Poesia, Arte e Critica D’Arte.

Giovanni  Bonanno   è nato nel 1954  nella Valle dei Templi tra Selinunte e Agrigento. Comasco di formazione, da sempre interessato al Naturalismo Integrale, l’artista ha operato insistentemente ai confini delle soglie disciplinari, in una sorta di felice e fertile contaminazione poetica incentrata sul dato progettuale e utopistico avviato precedentemente a Como da artisti di grande interesse come Antonio Sant’Elia, Francesco Somaini, e Ico Parisi.
Artista e Critico d’Arte Contemporanea, ha scritto saggi e recensioni su:
 Kengiro Azuma, Francis Bacon, Paolo Barrile, Carlo Carrà, Marc Chagall, Jean Dubuffet, Franco Francese, Antonio Freiles, Max Huber, Paolo Scirpa, Giuliano Mauri, Gabriele Jardini, Osvaldo Licini, Ruggero Maggi, Kazimir Malevic, Mattia Moreni, Idetoshi Nagasawa, Emil Nolde, Mimmo Paladino, Pino Pascali, Mario Raciti, Roberto Sanesi, Francesco Somaini, Chaim Soutine, Graham Sutherland, Jorrit Tornquist, Willy Franco Longo, Varlin, Wols e Vincenzo Nucci, Clemente Padin,  Fausto Melotti, Omar Galliani, Marcello Diotallevi ,  Ray  Johnson e altrettanti  importanti interviste ad artisti contemporanei come Ruggero Maggi, Paolo Scirpa e Francesco Somaini.
Ha coordinato dal1996 l’attività espositiva dello Spazio Media Immagine di Turate (CO) con esposizioni personali e collettive di importanti artisti contemporanei. Attualmente dirige lo Spazio Ophen Virtual Art Gallery e il Bongiani Ophen Art Museum di Salerno.

Docente Ordinario di Storia dell’Arte, ha vissuto dal 1977 al 2002 in provincia di Como.  Opera e vive a Salerno e dirige l’Archivio “OPHEN VIRTUAL ART GALLERY” di Salerno visibile anche su The Saatchi Gallery , ArtSland e Artween.  Attualmente  scrive per varie riviste d’arte e collabora attivamente con un suo Blog  su Exibart.


L’intervista:
SCRITTI SU EXIBART

La Mostra  Precedente  

Visit:    VIRTUAL UNDERGROUND / Visual Poetry

COLLETTIVA INTERNAZIONALE DEDICATA A GUGLIELMO  ACHILLE  CAVELLINI
1914-2014   
Visita:

Il Dibattito, Dentro e Fuoril’avanguardia
Wols
 Max Huber
 Pino Pascali 

I Manifesti Tecnici di Giovanni Bonanno

 – Manifesto Tecnico Della Nuova Non Oggettività: il tempo e lo spazio

Giovanni Bonanno – Milano, 1 Dicembre 1988

– Manifesto Tecnico del tempo Inoggettuale: la realtà artificiale
Giovanni Bonanno – Milano, Maggio 1990 

– Manifesto Globale della nuova circolarità elastica

Giovanni Bonanno – Salerno, Giugno  2015 


L’intervista a:

        


ATLANTE DELL’ARTE  ITALIANA /Fondazione Marilena Ferrari Via Cavour, 2 – 40055 Villanova di Castenaso (Bo) L’Atlante dell’arte italiana si basa sul patrimonio iconografico dell’Archivio Storico FMR e dell’Archivio Gualdoni. Attualmente 2355 autori, 15358 opere, 21569 immagini

http://www.atlantedellarteitaliana.it/index.php

“MISE EN BOITE / Quasi un’opera collettiva” MOSTRA COLLETTIVA INTERNAZIONALE dedicata a Christine Tarantino

SPAZIO OPHEN VIRTUAL ART GALLERY
Via S. Calenda, 105 – Salerno

“MISE EN BOITE / Quasi un’opera collettiva”
MOSTRA COLLETTIVA INTERNAZIONALE
dedicata a Christine Tarantino
a cura di Giovanni Bonanno
Testo critico
di Douglas Dawson

7 dicembre 2014 – 27 marzo 2015
Inaugurazione: domenica 7 dicembre 2014, ore 18.00
Ophen Virtual Art Gallery, Via S. Calenda, 105 – Salerno Tel/Fax 089 5648159
e-mail: bongiani@alice.it – Web Gallery: per visitare la mostra connettersi a: http://www.ophenvirtualart.it/
Orario: tutti i giorni su appuntamento dalle 17.00 alle 20.30
2 - La mostra di Christine Tarantino
Si inaugura domenica 7 dicembre 2014, alle ore 18.00, la mostra collettiva internazionale dal titolo: “MISE EN BOITE / Quasi un’opera collettiva” a cura di Giovanni Bonanno, che lo Spazio Ophen Virtual Art Gallery di Salerno dedica all’artista Christine Anne Tarantino a due anni esatti dalla sua scomparsa (7 dicembre 2012). Sono presenti 87 opere di altrettanti importanti autori internazionali che hanno voluto essere presenti a questa particolare ricorrenza dell’artista americana.
A due anni esatti dalla morte dell’artista americana (7 dicembre 2012), viene organizzata la prima collettiva internazionale a lei dedicata con la partecipazione di diversi amici artisti internazionali in cui era da tempo in contatto. Christine Anne Tarantino è nata nel Bronx il 3 dicembre 1948, La sua famiglia si trasferì presto a Framingham Massachusetts. Ha frequentato il Fitchburg State College. Christine ha preferito vivere una vita a contatto con la natura guidata da motivazioni essenzialmente spirituali. L’artista americana ha creduto fortemente nel potere di trasformazione delle parole, sia parlate che scritte. In considerazione di ciò ha creato per diversi decenni opere “Fluxus” tra immagine e parola, tra oggettualità e poesia visiva; una sorta di contaminazione tra scrittura e collage con materiali organici trovati, e soprattutto, la partecipazione attiva a tanti progetti internazionali in una rete artistica globale in cui l’arte si concretizza attraverso la partecipazione collettiva e corale degli artisti, realizzando interessanti opere in edizioni uniche, libri d’artista e diversi testi scritti. Le sue performance in arte consistevano in eventi e azioni artistici spesso a contatto con la natura. Nel solo 2012, prima di morire, Christine è stata presente in diverse importanti rassegne in Germania, Italia, Paesi Bassi, Irlanda, Nepal, e negli Stati Uniti. La solitudine e la bellezza naturale della sua fattoria a Wendell ha ispirato la sua creatività e il rispetto della natura. Amava camminare nella Quabbin e guidare attraverso il Berkshires, soprattutto andare per i musei d’arte a North Adams e Williamstown. Christine Tarantino di Wendell, (Massachusetts), a soli 64 anni cessò di vivere il 7 dicembre 2012 presso Hospice della Fisher Casa a Nord Amherst, Massachusetts.
Per questa particolare occasione sono presenti 87 artisti con oltre 135 opere e diverse poesie di vari autori dedicate a Christine Anne Tarantino e una presentazione critica dal titolo (My soul is a poem in bloom) dell’amico Douglas Dawson.

Artisti presenti a questa Rassegna Internazionale: Christine Anne Tarantino, Anna Boschi, Paolo Scirpa, Ruggero Maggi, C. Mehrl Bennett, Simon Warren, Clemente Padin, Giovanni Bonanno, Carlo Iacomucci, Daniel Daligand, Pier Roberto Bassi, Lamberto Pignotti, Stathis Chrissicopulos, Marcello Diotallevi, Fernanda Fedi, Bruno Cassaglia, Eugenio Giannì, Alfonso Caccavale, Luc Fierens, Mauro Molinari, Rosa Gravino, Marina Salmaso, Lancillotto Bellini, Tomaso Binga, Roland Halbritter, Paolo Carnevale, Rolando Zucchini, Fulgor C. Silvi, Fernando Andolcetti, Emilio Morandi, Carl Baker, Claudio Parentela, Guido Capuano, Claudio Grandinetti, Giancarlo Pucci, Mabi Col, Antonio Sassu, Maurizio Follin, Carmela Corsitto, Adolfina De Stefani, G. Franco Brambati, Claudio Romeo, Gino Gini, Gianni Romeo, Giovanni Fontana, I Santini Del Prete, Ernesto Terlizzi, Roberto Scala, Jacob de Chirico, Francesco Mandrino, Mario Manzoni Sala, Vittore Baroni, Luisa Bergamini, Virginia Milici, Fernando Aquiar, Walter Festuccia, Rosanna Veronesi, Buz Blurr, Mariano Bellarosa, Fausto Paci, Angela Caporaso, Renata e Giovanni Strada, Salvatore Starace, Elisa Battistella, Lamberto Caravita, Pierpaolo Limongelli, Patrizia Battaglia, Domenico Severino, Antonio Baglivo, Pasquale Riccardi, Domenico Ferrara Foria, M. P. Fanna Roncoroni, Francesco Aprile, Marta Caccaro, Piero Barducci, Serse Luigetti, Roberto Zito, Gabriella Gallo, Maria Teresa Cazzaro, Miguel Zavarof, Rosa Biagi, Silvana Alliri, Jan Theuninck, Carolina Bsquets, Lorenzo Cleffi, Artista anonimo, Nicolò D’Alessandro, Connie Jean.

1 My Soul is a Poem in Bloom di Christine Anne Tarantino2 - La mostra di Christine Tarantino0 - Mise en Boite -  ChristineTarantino nel  20083 - CTA032 -  Paolo Scirpa, Milano - ItaliaCTA071 - Pier Roberto Bassi, ItaliaCTA081 - Giovanni Bonanno, Salerno - ItaliaCTA087- Fernanda Fedi, Milano - ItaliaCTA101 - Stathis Chrissicopulos, Patrasso - GreciaCTA122 - Tomaso Binga., Roma - Italia

CHRISTINE ANNE TARANTINO
SPAZIO OPHEN VIRTUAL ART GALLERY
Via S. Calenda, 105 – Salerno
7 dicembre 2014 – 27 marzo 2015
Inaugurazione: domenica 7 dicembre 2014, ore 18.00
Orario: tutti i giorni ore 17.00 – 20.30
e-mail: bongiani@alice.it
Web Gallery: http://www.ophenvirtualart.it/
Ufficio stampa: bongiani@libero.it

I MESSAGGERI DEL TEMPO / Poema Visivo di Giovanni Bonanno

I MESSAGGERI DEL TEMPO
Poema visivo di Giovanni Bonanno
dedicato a Christine Tarantino

0 - Mise en Boite -  ChristineTarantino nel  2008

la vita è fatta di incubi
e di strane certezze,
di desideri
e di profonde cadute,
in cui il tempo passato
svanisce veloce all’orizzonte
e macchia una intera stagione.

Esseri mutanti
cavalcano orgogliosi il vento
e non si accorgono
che le orme del passato
marciscono ataviche all’intemperie.

Sono cadaveri nati dal nulla
che lasciano bave mucose
e tracce di fuoco rappreso
sopra vecchie lastre di pietra abbandonate.

Vivere è svelare gli strani intrecci
tra la provvisorietà
e l’inconsistenza di un momento.

L’ultima ora,
è ancora più sfuggente,
ha la leggerezza dell’apparire
in un succedersi di strani
eventi in divenire.

Solo i profeti
condividono l’oscurità,
e sanno trasformare i dubbi
in arcane memorie private.

Lasciati uscire ancora un sorriso
che possa diventare certezza
per chi vorrà carpire qualcosa di più
di ciò che eravamo e siamo diventati.

© Giovanni Bonanno 2013

La mia anima è una poesia in fiore (Presentazione di Douglas Dawson)

La mia anima è una poesia in fiore

(Presentazione di Douglas Dawson)
22 agosto 2014

1 My Soul is a Poem in Bloom di Christine Anne Tarantino

Ho incontrato Christine Tarantino abbastanza tardi nella vita, avevo 57 anni e iniziavo il mio ultimo anno d’insegnamento prima della pensione come Director of Technology al liceo locale. Ho notato subito una donna molto attraente, della mia età circa che aveva appena iniziato a lavorare quell’anno come aiutante in classe. Il mio interesse era accresciuto quando notai che trascorreva molto del suo tempo libero in biblioteca guardando i libri d’arte piuttosto che andare al salone della facoltà per il caffè e per fare pettegolezzi vari. Uno dei miei colleghi era in contatto con lei e mi aveva informato che per quanto ne sapeva, Christine non aveva una relazione importante al momento.

Così ho iniziato ad ogni occasione a chiacchierare con lei incoraggiato dalla sua disponibilità. Un giorno trovai nella mia casella di posta una cartolina inviata da Christine che mi invitava a partecipare a qualcosa chiamato “progetto mail art” dal titolo “A Plea to Forsake”. Non avevo mai sentito parlare di mail art e non essendo informato non volevo perdere una tale opportunità per capire qualcosa in più. Poi, notai che per un paio di giorni non era stata presente a lavoro, capii dopo che aveva lasciato il suo incarico di lavoro a scuola. Nessuno dei miei amici sapeva dirmi il perché di questo abbandono.

Alcuni giorni dopo, mentre tornavo a casa dal lavoro, ho notato Christine camminare con diversi bambini in una stradina secondaria. Le ho mandato subito una e-mail chiedendo se era davvero lei. Mi rispose che aveva scelto di curare i bambini, perché questo impiego le offriva maggiore flessibilità rispetto al lavoro a scuola. Ogni giorno aspettava sulla strada l’autobus con i bambini che prendeva per accompagnarli a casa. Per tutta la primavera e l’inizio dell’estate del 2006, mi fermavo a parlare con lei ogni volta che la vedevo in attesa dell’arrivo dei bambini. Spesso ci siamo seduti insieme su un muro di pietra, così ho avuto modo di conoscerla meglio. In uno di questi incontri aveva appena preso la posta e mi aveva mostrato le belle opere d’arte che riceveva tutti i giorni dalle sue amiche e amici sparsi in tutto il mondo. Dopo questi incontri, abbiamo trascorso molto tempo insieme a casa mia a Wendell, Massachusetts, e nell’inverno dello stesso anno aveva deciso definitivamente di trasferirsi definitivamente da me.

Christine è nata e cresciuta nella città d’origine, ma aveva trascorso tutto il resto della sua vita, dopo il college nelle zone rurali del Massachusetts. Nel 1970, dopo la laurea, era diventata una insegnante di scuola elementare, ed aveva insegnato per undici anni fin quando ha avuto un’esperienza di pre-morte da un coma provocato da una iniezione non corretta durante un intervento dentale. Questa esperienza ha cambiato la sua vita per sempre. Anche se ha continuato a fare la professione dell’insegnante, ha preferito dedicare la sua vita all’arte e alla poesia.

The Artist

beauty
transporter
spirit
elixir
body
pacifier
reminder
counsellor
of the highest
the brightest
within

Prima di trasferirsi a Wendell, Christine ha vissuto e lavorato su un bel laghetto (“Mill Pond”) in Phillipston, dove ha creato opere e poesie per molti anni. E ‘stato qui che ha fondato e gestito “Words of Light Publishing”. Christine ha creduto fortemente nel potere e della trasformazione delle parole:

when I move I jingle
only soft sweet cooing
or dreamy tones
gently spew forth
language is heart vibrations
Christine ha scritto non solo i libri e poesie, ma anche le parole contenute nella maggior parte delle opere d’arte visive che ha creato.

Era una persona molto spirituale, ha studiando gli insegnamenti di Paramahansa Yogananda e Roy Eugene Davis per molti anni. Anche se era molto spirituale, non era interessata alla religione conseguente a tale pratica. Trovò l’essenza spirituale nella natura –

Kneeling, stained glass leaves
Forest is my cathedral
Silence genuflects

Christine ha trovato non solo lo spirito nella natura, ma ha anche molti dei materiali che sono presenti nei suoi lavori d’arte, elementi quali penne, ghiande, fiori, farfalle, rami, foglie, libellule, nidi, animali da pelliccia, vespe, uccelli, nidi e muschio.
flying on ice crusted snow,
wind driven, I look back
at deep foot-prints.
a black cat in snow.
Art happens.

Il suo uso di materiali naturali ha raggiunto un picco nel 2010, quando ha scoperto che i fiori appassiti di Hemerocallis, (daylily) quando venivano strofinati sulla carta lasciavano striature di colore. Ciò ha portato a creare la serie di disegni “With the Blood of a Daylily” Ogni giorno lei controllava e raccoglieva i fiori di Hemerocallis per poi lavorare intensamente sui disegni fino a quando non li ha usati tutti. La serie ” “Daylily” è tra le sue poche opere che non includono le parole come elemento visivo. Più tardi, nello stesso anno, Christine, ha creato la serie “A Nice Scream” tornando alla sua abituale pratica di utilizzare nelle opere le parole come elemento dominante di un messaggio. In tutte le opere della serie “Scream” inserisce una parola o una frase, ad esempio “anger”, “not real pretty”, ” frustration”, ” all fucked up and nowhere to go”, ma la serie di opere realizzate finisce sulla nota positiva di ” I feel better” (mi sento meglio) e, infine, le sue parole di luce: “Truth, Peace, Love” , ovvero ” Verità, Pace, Amore”.

Ho imparato presto nel nostro rapporto che, mentre i gatti erano autorizzati a entrare nel suo spazio, mentre lavorava, gli esseri umani non lo erano. Spesso ha lavorato molto veloce, a volte con la mano abbandonata sul foglio, cercando di dare espressione e ossigeno al subconscio. Nel 2011, Christine ha creato un’ altra serie di opere visive, la serie ” Organic Matters” (sostanze organiche). Come è vero per “Daylily” e “Scream”, “Organic Matters” sono opere intensamente crude e emotive. In molte di esse, la carta è stata strappata o ricompattata con l’uso forte di altri materiali usati.
I wish a different color body
it will be lavender today
maybe pink tomorrow
I think vibration at higher speeds
will yield light filled people

Nella scelta di lasciare la sua carriera di insegnante e proseguire con l’arte, Christine si è costretta a una vita di privazioni in senso finanziario. Anche se ha lavorato sodo per mantenere se stessa attraverso l’insegnamento, la vendita dei suoi libri auto-pubblicati e workshop presso musei locali, nelle scuole, e nella comunità, era quasi sempre al limite della povertà. Nonostante le sue difficoltà, non ha mai perso il suo senso di ottimismo, la sua gioia di vivere e, soprattutto, il suo impegno nell’arte.
how does it feel to be an art prostitute
to live with no food
unless you agree to live by someone else’s warped rules
to live with frozen fingers
huddled by the kitchen stove burners for warmth
unless you agree
to have to beg for basic needs
because art offers no biscuits
to make excuses for your dwelling
because you chose to follow your heart
sometimes I blow it and feel free—totally-
and say what I feel
then I’m on the edge again
wondering if I’ll survive
but Art is my home
where the truth and
beauty of those who sacrificed
worse than I dwell.
my tears taste the salt of Vincent
my heart pumps the blood of Leonardo
my soul feels the pain of Michelangelo
but forever my spirit thrills.

Christine amava tutti gli animali, ma aveva una speciale attenzione per gli uccelli. Uno dei rapporti più importanti che aveva avuto nella sua vita era con il suo uccello “Little Spirit”, (piccolo spirito), un piccolo merlo abbandonato che ha salvato e vissuto con lei per dieci anni. Ha sempre desiderato di scrivere un libro per bambini sulle sue esperienze con “Little Spirit” e aveva già riunito molti appunti e disegni per il progetto, ma il destino è intervenuto, e ciò non fu mai completato. Si dilettava nel raccontare Little Spirit ai bambini presso le scuole dove insegnava, ed i bambini erano felici di ascoltare. Mi ha confessato di altri incontri straordinari che aveva avuto nel corso degli anni con vari uccelli, e ho assistito personalmente di un episodio veramente accaduto. Eravamo sotto il portico di una casa in collina nel Massachusetts occidentale, quando abbiamo scoperto un grande falcovolare molto al di sopra di noi. Christine alzò le braccia e cominciò a parlare ad esso. Il falco girò verso il basso e, a causa del vento costante, rimase con pochi gesti rapidi delle ali, praticamente fermo, molto vicino a noi. Il grande uccello si librava a pochi centimetri dalle sue braccia tese, Christine parlò con calma e dolcemente. Dopo alcuni minuti, il falco lasciò che il vento lo portasse in alto e lontano. Se non avessi visto l’evento con i miei occhi, avrei avuto difficoltà a credere che questo evento fosse davvero successo.
I’m off the grid
of human existence
trees hearts beat
cats turn to clouds
birds pray for me
I have nothing or
is it everything?
Gli amici dell’arte postale di Christine dovrebbero sapere quanto sia stata importante la mail art per lei. Provava grande gioia nel ricevere l’arte per posta, e la creazione di lavori di Mail art da inviare ai suoi amici; quasi sempre la Mail art aveva la precedenza su qualsiasi altra attività che doveva essere svolta. “Green Seen” la mostra d’arte postale realizzata nel 2010 è stata una dei più grandi eventi d’arte dell’anno nella nostra piccola città. Teneva con cura i lavori di mail art e spesso si sedeva e rivedeva tutti i pezzi che aveva ricevuto nel corso degli anni. Credo, che di tutte le “comunità” che Christine era stata in contatto in tutta la sua vita, la comunità internazionale di mail art è stata una di quelle che si sentiva maggiormente a suo agio.

Christine era una donna di grande coraggio, grazia, dignità, e ottimismo, non ha mai perso queste qualità anche a fronte delle numerose difficoltà che la vita ha scaraventato su di lei, per finire con la diagnosi devastante che ha ricevuto a metà settembre del 2012. Al suo medico aveva detto di sentire un grave bruciore allo stomaco che poi si è rivelato essere un tumore mortale che l’ha portato più tardi alla morte in meno di tre mesi. Il suo comportamento di fronte alla morte imminente ha notevolmente impressionato le persone più care. Lo staff dell’Hospice della Fisher dove Christine ha trascorso il suo ultimo mese, la ricordano ancora con affetto e amore.

All’inizio di dicembre 2012, Christine si era molto indebolita, non essendo stata in grado di mangiare qualsiasi cosa per diverse settimane. Tra momenti di coscienza e incoscienza, per il suo 64° compleanno, il 3 dicembre 2012, si svegliò brevemente e notò che alcuni dei mazzi di fiori nella sua stanza erano appassiti. Con una voce velata e appena udibile, mi aveva detto di togliere i fiori appassiti e riorganizzare quello che rimaneva in un bouquet più presentabile. Alla fine, lei non essendo del tutto felice del mio lavoro svolto mi aveva fatto capire che dovevo sbarazzarmi di tutti fiori del vaso, tranne che di una pianta fiorita in vaso. Mi ha indirizzato ad andare fuori nel bellissimo giardino visibile dalla sua finestra a prendere alcuni pennacchi di graminacee ornamentali. Io, tornai subito con una manciata di piume. Lei cercò invano di spingerne uno nel terreno del vaso, ma non aveva più la forza per farlo. Su sua indicazione ho aggiunto le piume alla pianta del vaso, sistemando le parti e seguendo le sue indicazioni fino a quando lei era visibilmente soddisfatta di come era stata composta la composizione. Di certo, è’ stata l’ultima opera d’arte che Christine aveva creato per noi. Morì quattro giorni dopo, il 7 dicembre, 2012.

Wind blow wild
Shake the sky
Make the moon and rainbows fly

Nothing can hold me contain me
Control me
Nothing can keep me back
I run with the wind
I fly with hawks
I soar
I go places no one’s
Heard of before
I am free

My spirit is bright blinding light
My heart is silk
My mind is infinite
I am bliss

I see only colors flickers
Transparent
I am fragile
Too tender to live
Too sensitive for life
I retreat in peace
A loving acceptance
Ho già parlato di Christine “Little Spirit”. Ha anche amato il suo levriero “Khensu”. Entrambe queste due creature erano morte prima che io incontrassi Christine, ma lei quando erano morti li aveva entrambi cremati e aveva conservato le loro ceneri. Tra le richieste finali di Christine mi chiedeva che le ceneri di “Little Spirit” e “Khensu” fossero miscelati con le ceneri del suo corpo prima di spargerli nel punto designato da lei. Molti di coloro che hanno ricevuto le opere di Christine sanno come era appassionata del glitter. Anche se lei non l’ha chiesto espressamente, ho deciso di aggiungere alle ceneri prima che fossero sparse una confezione di glitter che avevo trovato per caso nel suo studio. Ancora oggi, dopo tanti mesi, con il sole del mattino che colpisce le tavole del pavimento di legno a casa mia, a volte, trovo qualche pagliuzza di glitter dentro ad una crepa dell’asse di legno che assorbe e riflette la luce del mattino. Quando vedo che brilla un glitter, penso subito a Christine e con la mente la immagino muoversi attraverso i regni celesti, con Khensu al suo fianco, Little Spirit che vola davanti a lei e tutti e tre dentro nuvole multicolore di glitter. Douglas Dawson

“My Soul is a Poem in Bloom” / Presentation of Douglas Dawson

“My Soul is a Poem in Bloom”
(Presentation of Douglas Dawson)

1 My Soul is a Poem in Bloom di Christine Anne Tarantino

I met Christine Tarantino fairly late in life—I was 57 years old and starting my final year before retirement from my position as Director of Technology at the local high school. I soon noticed the very attractive woman, about my age, who had just started work as a classroom aide that year. My interest was heightened when I observed that she spent much of her free time in the library looking at art books rather than going to the faculty lounge for coffee and gossip. One of my co-workers was acquainted with her and informed me that, as far as she knew, Christine was not in a relationship at the moment. So I started chatting with her every chance I could get and was encouraged by her response. One day I found in my mailbox a card from Christine inviting me to participate in something called a “mail art” project—she called it “A Plea to Forsake”. I had never heard of mail art and didn’t consider myself much of an artist, but I wasn’t about to pass up such an opportunity. I was working hard on making something that would impress her when I realized that she had not been in to work for a few days. I learned that she had quit her job—no one really knew why.

Several days later, while driving home from work, I thought I spotted Christine walking with several children down a side street. I sent her an email and asked if that was indeed her. She replied that it was—that she had taken a child care position because it offered her more flexibility than the job at the school. I learned that she waited for the children’s bus each day on the very street that I took on my way home from work. More opportunity! All through the spring and early summer of 2006, I stopped each time I saw her waiting for the children. We sat together on a stone wall and got to know each other. She had usually just picked up her mail, and she showed me the beautiful pieces of art she received daily from her mail art friends. By that fall, she was spending a great deal of time at my home in Wendell, Massachusetts, and by winter she had moved in with me.

Christine was city-born and raised, but she spent all of her life after college in rural Massachusetts. She had become an elementary school teacher after graduating from college in 1970 and had been teaching for eleven years when she had a near-death experience from a coma brought on by an improper injection during a dental procedure. This experience changed her life forever. Although she continued to do occasional substitute teaching, she gave up her teaching career and devoted her life to art and poetry.

The Artist

beauty
transporter
spirit
elixir
body
pacifier
reminder
counsellor
of the highest
the brightest
within

Before moving to Wendell, Christine lived and worked on a beautiful pond (“Mill Pond”) in Phillipston, where she created art and poetry for many years. It was here that she founded and operated Words of Light Publishing. Christine believed strongly in the transformative power of words —

when I move I jingle
only soft sweet cooing
or dreamy tones
gently spew forth
language is heart vibrations

Christine not only wrote books and poetry, but also included words in most of the works of visual art that she created.

She was a highly spiritual person, studying the teachings of Paramahansa Yogananda and Roy Eugene Davis for many years. Although very spiritual, she was not interested in organized religion. She found spirit in nature

Kneeling, stained glass leaves
Forest is my cathedral
Silence genuflects

Christine found not only spirit in nature, but she also found many of the materials she used in her art there, including such items as feathers, acorns, flowers, butterflies, twigs, leaves, dragonflies, birds’ nests, animal fur, wasps’ nests, and moss.

flying on ice crusted snow,
wind driven, I look back
at deep foot-prints.
a black cat in snow.
Art happens.

Her use of natural materials reached a peak in 2010 when she discovered that withered daylily blossoms, when rubbed on paper, would leave streaks of color. This led to her remarkable “With the Blood of a Daylily” series of drawings. Each day she would visit our daylily patches for suitable blossoms and then work intensely on the drawings until the blossoms were exhausted. The “Daylily” series is among the very few of her works that do not include words as visual elements. Later that same year, Christine created her “A Nice Scream” series, returning to her usual practice of using words as the dominant elements in the works. Each of the works in the “Scream” series features a word or phrase, such as “anger”, “not real pretty”, “frustration”, “all fucked up and nowhere to go”, but the series ends on the positive note of “I feel better” and finally her Words of Light: “Truth, Peace, Love”.

I learned early in our relationship that while cats were permitted to enter her space while she was working, humans were not. She worked very quickly, sometimes using her non-dominant hand, hoping to give expression to her subconscious self. In 2011, Christine created another remarkable series of visual works, the “Organic Matters” series. As is true of “Daylily” and “Scream”, the “Organic Matters” works are intensely emotional and raw. In many of them, the paper was torn or bunched up by the forceful use of the various drawing instruments that she used.

I wish a different color body
it will be lavender today
maybe pink tomorrow
I think vibration at higher speeds
will yield light filled people

In making her decision to leave her established teaching career and pursue art, Christine sentenced herself to a lifetime of financial deprivation. Although she worked hard to support herself through substitute teaching, sale of her self-published books, and workshops at local museums, schools, and in the community, she was almost always on the edge of poverty. In spite of her difficulties, she never lost her sense of optimism, her joy in life, and, above all, her commitment to art-

how does it feel to be an art prostitute
to live with no food
unless you agree to live by someone else’s warped rules
to live with frozen fingers
huddled by the kitchen stove burners for warmth
unless you agree
to have to beg for basic needs
because art offers no biscuits
to make excuses for your dwelling
because you chose to follow your heart
sometimes I blow it and feel free—totally—
and say what I feel
then I’m on the edge again
wondering if I’ll survive
but Art is my home
where the truth and
beauty of those who sacrificed
worse than I dwell.
my tears taste the salt of Vincent
my heart pumps the blood of Leonardo
my soul feels the pain of Michelangelo
but forever my spirit thrills.

Christine loved all animals but had a special affinity for birds. One of the most important relationships she had in her life was with her bird “Little Spirit”, an abandoned fledgling blackbird that she rescued and lived with for ten years. She always intended to write a children’s book about her experiences with Little Spirit and had many notes and drawings gathered together for the project, but fate intervened, and it was never completed. She delighted in telling Little Spirit stories to the young children at the schools where she did substitute teaching, and the children were as delighted to listen to them. She told me of other extraordinary encounters she had over the years with various birds, and I witnessed one episode first hand. We were on the porch of a summit house on a high hill in western Massachusetts when we spotted a large hawk far above us. Christine raised her arms and began speaking to it. The hawk circled down and, because of the steady wind, was able to remain practically stationary, with only a few flicks of its wings, very close to us. As the great bird hovered only inches from her outstretched arms, Christine spoke to it calmly and softly. After several minutes, the hawk let the wind carry it up and away. Had I not seen the event with my own eyes, I would have had difficulty believing that it happened.

I’m off the grid
of human existence
trees hearts beat
cats turn to clouds
birds pray for me
I have nothing or
is it everything?

Christine’s mail art friends should know how important mail art was to her. It gave her great joy to receive art in the mail, and creating pieces to send to her friends almost always took precedence over any other activity she may have been involved in. Her “Green Seen” mail art show in 2010 was one of the biggest art events of the year in our very art-oriented little town. She kept her mail art well organized and would often sit and go through all the pieces she had received over the years. I believe that of all of the “communities” that Christine was a part of throughout her life, the international mail art community was one of those that she felt most comfortable in.

Christine was a woman of great courage, grace, dignity, and optimism—she never lost these qualities even in the face of the many difficulties that life threw at her, ending with the devastating diagnosis that she received in mid-September of 2012. What she had been told by her doctor to be severe heartburn turned out to be a deadly tumor that led to her death less than three months later. Her comportment in the face of her impending death greatly impressed her caregivers and loved ones. The staff at Hospice of the Fisher Home, where Christine spent her final month, still remember her with love.

By early December, 2012, Christine was in a greatly weakened condition, having been unable to eat anything at all for several weeks. She was slipping in and out of consciousness when, on her 64th birthday, December 3, 2012, she roused briefly and noticed that some of the flower bouquets in her room had withered blossoms. In a voice barely audible, she directed me to discard the withered blooms and rearrange what was left into a more presentable bouquet. She wasn’t happy with my efforts and finally told me to get rid of everything except one potted plant in bloom. She then directed me to go outside into the beautiful garden visible from her window and fetch her some plumes of ornamental grasses there. I, of course, did as asked and returned with a handful of the plumes. She tried to push one into the soil of the potted plant but didn’t have the strength. At her direction, I added the plumes to the potted plant, moving them around until she was satisfied with how it looked. It was the last work of art that Christine created. She died four days later, on December 7, 2012.

Wind blow wild
Shake the sky
Make the moon and rainbows fly

Nothing can hold me contain me
Control me
Nothing can keep me back
I run with the wind
I fly with hawks
I soar
I go places no one’s
Heard of before
I am free

My spirit is bright blinding light
My heart is silk
My mind is infinite
I am bliss

I see only colors flickers
Transparent
I am fragile
Too tender to live
Too sensitive for life
I retreat in peace
A loving acceptance

I have already mentioned Christine’s bird Little Spirit. She also had a very close relationship with her greyhound Khensu. Both of these creatures had died before I met Christine, but she had them both cremated when they died and had kept their ashes. Among Christine’s final requests was that the ashes of Little Spirit and Khensu be mixed with her own before I spread them at the designated spot. Many who have received art from Christine know how fond she was of glitter. Although she did not ask it, I took it upon myself to mix in a container of glitter I found in her studio to the ashes before they were spread. Even today, after so many months, early morning sunlight hitting the floorboards at my home will sometimes find a speck of glitter resting in a crack there and be reflected. When I see that sparkle, I think of Christine, and in my mind’s eye I can see her moving through the heavenly realms, Khensu at her side, Little Spirit flying on ahead, all of them trailed by glorious clouds of multi-colored glitter.
Douglas Dawson

Biografia di Christine Anne Tarantino / In Italiano

Biografia di Christine Anne Tarantino
(1948 – 2012)
“La mia anima è una poesia in fiore”
(My soul is a poem in bloom).

0 - Mise en Boite -  ChristineTarantino nel  2008

Christine Anne Tarantino è nata nel Bronx il 3 dicembre 1948, da Francesca Rita Russo e Anthony Thomas Tarantino. La sua famiglia si trasferì a Framingham Massachusetts, mentre Christine era ancora giovane, ha conservato bei ricordi di quel particolare periodo con la sua grande famiglia italo-americana. Christine nella tarda infanzia ha vissuto nella zona di Framingham e Cape Cod. Ha frequentato il Fitchburg State College, dove ha conseguito l’abilitazione all’insegnamento dell’Arte, diventando, dopo la laurea, insegnante a Westminster. Christine è sopravvissuta ad una esperienza di pre-morte avuta da una reazione allergica. Ha preferito vivere una vita naturale guidata da una consapevolezza spirituale. Negli ultimi trent’anni della sua vita il suo obiettivo primario è stato quello di dedicarsi completamente all’arte. Christine ha creduto fortemente nel potere di trasformazione delle parole, sia parlate che scritte. In considerazione di tutto ciò ha creato opere “Fluxus” tra immagine e parola, tra oggettualità e poesia visiva; collage con materiali organici trovati e soprattutto la partecipazione a tanti progetti internazionali di Mail Art; una rete artistica globale in cui l’arte si concretizza attraverso l’uso dell’invio postale ed elettronico, realizzando libri d’artista, edizioni uniche e importanti testi scritti. Le sue performance art consistevano in eventi e azioni artistici spesso a contatto con la natura. Nel solo 2012, prima di morire, Christine è stata presente in diverse importanti rassegne in Germania, Italia, Paesi Bassi, Irlanda, Nepal, e negli Stati Uniti. Ha tenuto diversi blog legati all’arte che avevano centinaia di visitatori ogni giorno da molti paesi diversi del mondo. Christine ha vissuto gli ultimi anni della sua vita con il suo compagno, Douglas Dawson. La solitudine e la bellezza naturale della sua fattoria a Wendell ha ispirato la sua creatività e il rispetto della natura. Era appassionata di giardinaggio, e difensore attento di qualsiasi animale che poteva essere maltrattato. Amava camminare nella Quabbin e guidare attraverso il Berkshires, soprattutto andare per i musei d’arte a North Adams e Williamstown. Christine Tarantino di Wendell, (Massachusetts), a 64 anni cessò di vivere il 7 dicembre 2012 presso Hospice della Fisher Casa a Nord Amherst, Massachusetts.

Biography of Christine Anne Tarantino

Biography of Christine Anne Tarantino
(1948 – 2012)
“My soul is a poem in bloom.”

0 - Mise en Boite -  ChristineTarantino nel  2008

Christine Tarantino, 64, of Wendell, Massachusetts, died on December 7, 2012 at Hospice of the Fisher Home in North Amherst, Massachusetts. She leaves her loving partner, Douglas Dawson, and their two cats, Oscar and Lucy; her brother, Peter Tarantino, of San Carlos, California; her nephew, Kyle, and her niece, Lauren; and many aunts, uncles, and cousins. One of the great joys of the past year of her life was the reconnections she was making with her family, especially her dear cousins. Christine Anne Tarantino was born in the Bronx on December 3, 1948, to Francesca Rita Russo Tarantino and Anthony Thomas Tarantino. Although her family moved to Framingham, Massachusetts, while Christine was young, she had fond memories of her life in the City: museums and shows, the Bronx Zoo, her large extended Italian-American family (especially the many artistic members), and the family bread business, Russo Brothers Bakeries. Christine’s later childhood and young adult life were spent in the Framingham area and Cape Cod. She attended Fitchburg State College, where she earned teaching certificates in Art and Education, and became a second grade teacher in Westminster upon graduation. Christine emerged from a near-death experience triggered by an allergic reaction with heightened sensibilities and an artistic focus. She rejected previously established family and career relationships and goals in favor of a natural lifestyle guided by rapid spiritual awareness and supernatural zeal. For the last thirty years of her life, although she continued as an educator in various part-time and temporary positions, including museum workshops and substitute teaching in many local schools, her overriding goal was to make Art. Also known as Words of Light, CHRISTAR, and the homeless poet, Christine believed strongly in the transformative power of words, both spoken and written. She believed that the exclusive use of positive words would advance one’s consciousness. Thoughtless or unkind words distressed Christine, and she tended to avoid situations where they could be found.
Christine created highly-regarded, Fluxus-inspired visio-textual art, including concrete/visual poetry; collage using organic/found materials; mail art, a global artist network in which art moves through mail as its medium; and artist books, unique and small editions of original writings/images in artistic book-related structures. Her performance/event art consisted of creatively planned or spontaneous, short or long-term, moments and actions of documented artistic engagement. In 2012 alone, Christine had her works included in Fluxus or artist book shows in Germany, Italy, The Netherlands, Ireland, Nepal, and the United States. She was one of the first contemporary American artists to have her work shown in Bhutan, the Kingdom of Happiness. She maintained several art-related blogs that had hundreds of visitors each day from many different countries. As a member of OPEN Fluxus, DoDo/DaDa ARTE POSTALE, and the International Union of Mail Artists, she was a shining light in an international network of artists devoted to cooperating, communicating, and collaborating. The solitude and natural beauty of her Wendell homestead nourished and inspired Christine. She was an avid gardener, an accomplished and creative cook, and a fearless defender of any animal she thought was being mistreated. She loved to walk in the Quabbin and drive through the Berkshires, especially to the art museums in North Adams and Williamstown. She took great pride in her personal appearance, occasionally remarking that she came from a long line of Italian beauties and wasn’t about to let them down. In accordance with Christine’s wishes, there will be no services. Contributions in her name may be made to the Franklin County Community Meals Program in Greenfield, Massachusetts; the Athol Animal Shelter or the Athol Public Library in Athol, Massachusetts; or Medicine Mammals, a wildlife rehabilitation facility, in Wendell, Massachusetts. More importantly, she would want you to write a poem, make some art, reach out to someone in distress, avoid harsh words, celebrate the divinity that is within you. Douglas Dawson extends his heartfelt thanks to the staff and volunteers of Hospice of the Fisher Home; to his friends and co-workers at the Franklin County Home Care Corporation; and to his friends and neighbors in the Wendell community. These wonderful people, with their compassion and love, lifted him up and held him steady, and allowed him to care for Christine through this most difficult time. Christine will be greatly missed by those who knew and loved her, and her Words of Light will shine on in the hearts of her fellow artists and others across the globe who have heard or read them.

“MISE EN BOITE / Collective International Exibition

“MISE EN BOITE / Almost a collective work”
INTERNATIONAL EXHIBITION
dedicated to Christine Tarantino

by Giovanni Bonanno
Critical text Douglas Dawson

December 7, 2014 – March 27, 2015
Opening: Sunday, December 7, 2014, 18:00
Ophen Virtual Art Gallery, Via S. Calenda, 105 – Salerno Tel / Fax 089 5648159
e-mail: bongiani@alice.it – Web Gallery: http://www.ophenvirtualart.it/
Hours: daily from 17.00 to 20.30
2 - La mostra di Christine Tarantino
It opens Sunday, December 7, 2014, at 18.00, the international group exhibition titled: “MISE EN BOITE / Almost a collective work” by Giovanni Bonanno, that Space Ophen Virtual Art Gallery of Salerno dedicated artist Christine Anne Tarantino exactly two years after his death (7 December 2012). There are 87 works by as many important international authors who wanted to be present at this special occasion the American artist.

Exactly two years after the death of the American artist (7 December 2012), is organized the first international collective dedicated to her friends with the participation of several international artists that had long been in contact. Anne Christine Tarantino was born in the Bronx December 3, 1948, His family soon moved to Framingham Massachusetts. He attended Fitchburg State College. Christine has chosen to live a life in contact with nature led by an essentially spiritual. The American artist has strongly believed in the transformative power of words, spoken and written. In view of what has created works for several decades “Fluxus” between image and word, between objectivity and visual poetry; a sort of cross between writing and collage with organic materials found, and above all, active participation in many international projects in a global art network in which art is expressed through participation and choral collective of artists, creating interesting works in unique editions , artist’s books and other written texts. His performances in art consisted of artistic events and actions often in contact with nature. Only in 2012, before his death, Christine has been present in several important exhibitions in Germany, Italy, the Netherlands, Ireland, Nepal, and the United States. The solitude and natural beauty of his farm in Wendell inspired his creativity and respect of nature. He loved to walk in the Quabbin and driving through the Berkshires, especially to go to art museums in North Adams and Williamstown. Christine Tarantino Wendell, (Massachusetts), only 64 years passed away December 7, 2012 at Hospice of the Fisher House in North Amherst, Massachusetts.

For this particular occasion there are 87 artists with more than 135 works and several poems by various authors dedicated to Anne Christine Tarantino and a critical presentation titled (My soul is a poem in bloom) friend Douglas Dawson.

Artists participating in this International Review: Artisti presenti a questa Rassegna Internazionale: Christine Anne Tarantino, Anna Boschi, Paolo Scirpa, Ruggero Maggi, C. Mehrl Bennett, Simon Warren, Clemente Padin, Giovanni Bonanno, Carlo Iacomucci, Daniel Daligand, Pier Roberto Bassi, Lamberto Pignotti, Stathis Chrissicopulos, Marcello Diotallevi, Fernanda Fedi, Eugenio Giannì, Alfonso Caccavale, Luc Fierens, Bruno Cassaglia, Mauro Molinari, Rosa Gravino, Marina Salmaso, Lancillotto Bellini, Tomaso Binga, Roland Halbritter, Paolo Carnevale, Rolando Zucchini, Fulgor C, Silvi, Fernando Andolcetti, Emilio Morandi, Carl Baker, Claudio Parentela, Guido Capuano, Claudio Grandinetti, Giancarlo Pucci, Mabi Col, Antonio Sassu, Maurizio Follin, Carmela Corsitto, Adolfina De Stefani, G. Franco Brambati, Claudio Romeo, Gino Gini, Gianni Romeo, Giovanni Fontana, I Santini Del Prete, Ernesto Terlizzi, Roberto Scala, Jacob de Chirico, Francesco Mandrino, Mario Manzoni Sala, Vittore Baroni, Luisa Bergamini, Virginia Milici, Fernando Aquiar, Walter Festuccia, Rosanna Veronesi, Buz Blurr, Mariano Bellarosa, Fausto Paci, Angela Caporaso, Renata e Giovanni Strada, Salvatore Starace, Elisa Battistella, Lamberto Caravita, Pierpaolo Limongelli, Patrizia Battaglia, Domenico Severino, Antonio Baglivo, Pasquale Riccardi, Domenico Ferrara Foria, M. P. Fanna Roncoroni, Francesco Aprile, Marta Caccaro, Piero Barducci, Serse Luigetti, Roberto Zito, Gabriella Gallo, Maria Teresa Cazzaro, Miguel Zavarof, Rosa Biagi, Silvana Alliri, Jan Theuninck, Carolina Bsquets, Lorenzo Cleffi, Artista anonimo, Connie Jean.
CHRISTINE ANNE TARANTINO
SPACE OPHEN VIRTUAL ART GALLERY
Via S. Calenda, 105 – Salerno
December 7, 2014 – March 27, 2015
Opening: Sunday, December 7, 2014, 18:00
Hours: daily at 5:00 p.m. to 8:30 p.m.
e-mail: bongiani@alice.it
Web Gallery: http://www.ophenvirtualart.it/
Press: bongiani@libero.it

I VIDEO DEDICATI A CHRISTINE TARANTINO di Douglas Dawson

0 - Mise en Boite -  ChristineTarantino nel  2008

Video:
– Christine Tarantino Slide Show
– from Douglas Dawson

Christine created this PowerPoint slide show of some of her artwork, emphasizing her use of natural and found materials, in 2008. Other than converting the PowerPoint file to a video file, I have made no other changes to it.
(Christine ha creato questa presentazione PowerPoint di alcune delle sue opere, sottolineando il suo uso di materiali naturali e trovato, nel 2008 Oltre a convertire il file PowerPoint in un file video, ho fatto altre modifiche ad esso).

durata min 10:35

– With the Blood of a Daylily
– from Douglas Dawson
In the summers of 2010 and 2012, Christine created these works on paper using daylily blossoms as her primary drawing instruments. Each day she would check our daylily patches for blossoms that had opened the day before and were now starting to wither. She worked very quickly and intensely, using several blossoms per work. She felt that these works were among the best things she had ever done. This video includes 73 unique drawings, each repeated several times.
Nelle estate del 2010 e il 2012, Christine ha creato queste opere su carta con fiori di Hemerocallis come i suoi primitivi strumenti da disegno. Ogni giorno lei utilizzava per disegnare i nostri fiori. Lavorando molto velocemente e intensamente. Sono tra le opere più interessanti che ha fatto. Questo video include 73 disegni unici, ciascuno ripetuto più volte.
Durata Min. 1:15

Christine Tarantino: Flux Me at 3
Sunday, 23 November 2008, from Douglas Dawson
Here is Christine’s description of the event as posted at
fluxlist.blogspot.com/2008/11/flux-me-at-3.html in 2008;
(Ecco la descrizione di Christine dell’evento come pubblicato su fluxlist.blogspot.com/2008/11/flux-me-a-3.html nel 2008)

Durata min. 3:19

– New Year’s Day 2011
from Douglas Dawson
The first day of 2011 was unseasonably warm in Wendell Massachusetts, so much so that we decided to have a cookout.
Il primo giorno del 2011 è stato insolitamente caldo in Wendell Massachusetts, tanto che abbiamo deciso di fare un pranzo all’aperto.

Durata min. 5:36

– Fluxus Hair Braiding
from Douglas Dawson
This fluxus hair braiding was done as part of a project with Allen Bukoff’s Fluxus Play Set (fluxus.org/playset/index.html). I recorded Christine’s response to the Play Set, which was to braid the pieces into her hair.
Questa treccia di capelli Fluxus è stata fatta come parte di un progetto con Allen Bukoff Fluxus Play Set (fluxus.org/playset/index.html). Ho registrato la risposta di Christine per Play Set, che era quello di intrecciare i pezzi in suoi capelli.
Durata min. 3:54

– Christine A. Tarantino doing Tai Chi

durata 0:35

E-mail per contattare Douglas Dawson: ddawson@post.harvard.edu

RETROSPETTIVA/ GUGLIELMO ACHILLE CAVELLINI

G. A. Cavellini, operazione_video_tape_a_new_york, 1982_2

CARBONI ACCESI
Poema visuale di Giovanni Bonanno
“ Carboni accesi ”
(Poema visuale dedicato a Guglielmo
Achille Cavellini in occasione del Centenario
del 2014)
Muri caduti,
arie sottili aleggiano vivide nel buio cupo della notte,
inseguono curiose primavere andate
prima di svanire all’improvviso.
Ho attraversato labirinti oscuri che non mi fanno più dormire.
Solo i ricordi non hanno peso.
Camminare a passi stretti,
cerco invano tracce di senso da dare alla mia esistenza,
mi trascino i miei cinquantacinque chili di ossa
annegati dentro una casacca di carne.
Tutt’intorno il silenzio.
L’arte è la mia vita,
buste bianche, timbri, francobolli
e un vecchio orologio appeso a scandire le mie ore.
Bisogna raccontarsi per frammenti
da conservare dentro anonime casse di legno.
L’occhio del ribelle non ha più voglia di vedere.
L’eco della mia voce rimbomba sorda,
a ferragosto ho strisciato lungo i margini senza uscita di un ascensore
e ho raccolto i miei pensieri che sembravano ortiche disseccate al sole.
Non mi guardo più allo specchio per non vedere la mia faccia.
Camera 61,
anche i sogni hanno finito di calpestare la putrida melma,
sono come macigni appesi che si consumano all’improvviso.
Ho accarezzato persino il nulla per non udire la vanità degli uomini
e mi sono trovato solo dentro un letto a S. Orsola.
Il sistema mi ha messo in croce.
Camminare stanca.
Ormai i ricordi sono come carboni spenti
in una triste giornata di dicembre,
ti accarezzano e poi fugaci svettano via lontano.
Se ti lasci andare puoi vedere anche tu la bava del tiranno disseccarsi al sole.
Tento invano di toccare la mia carne.
Capisco di essere solo.
© Giovanni Bonanno
31 luglio 2014

– GUGLIELMO ACHILLE CAVELLINI 1914-2014

Siglare nelle opere la data che celebra il proprio Centenario è stata una delle peculiarità nell’attività di Guglielmo Achille Cavellini a partire dal 1971, anno in cui decise che attraverso un meccanismo di Autostoricizzazione gli sarebbe stato permesso di incidere sull’identità dell’artista quasi sempre fuorviata e repressa da un sistema incapace di intenderne le libertà. Azione questa che lo portò a destrutturare le condizioni del sistema stesso per condurle, a suo piacimento, in un ambito creativo nuovo che a molti parve un eccesso di megalomania ma che un contesto internazionale attento e desideroso di un cambiamento di queste condizioni acclamò come una nuova via dell’arte che, a partire da allora, l’avrebbe riavvicinata alla vita reale spostandola dalla rigidità evoluzionista in cui ancora si dibatteva, nonostante gli sforzi delle Avanguardie storiche del primo Novecento. Un’anticipazione questa che precorre un concetto di liquidità sociale applicata allo specifico che sembra prevalere nell’analizzare il sistema complessivo della nostra epoca. Tutto ciò per partire dalla fine e da quel work in progress che non senza un poco di meraviglia è vicino a concludersi ma la storia di GAC artista, usando l’acronimo con cui si firmava nel quale si specifica la sua formula comunicativa, ha ben più complessi antecedenti che di quell’atto finale sono un incipit molto più coerente di quanto non si possa pensare. Il suo avvento sulla scena dell’arte, ormai documentato da numerose biografie e autobiografie, si concretizza nell’incontro con Emilio Vedova a Venezia davanti alla Tempesta del Giorgione e da allora ne è stato un continuo attraversamento attuato da un arbitro speciale, non un artista come tanti altri con la sua piccola o grande innovazione, uno stile, ma un individuo che conduce un giudizio illuminato, prima sulla sua generazione e poi sul resto del mondo e sulle trasformazioni che ha prodotto fino a che è stato in vita.
Credo sia questo l’unico modo per coglierne la presenza, senza fraintendimenti sulla questione dei ruoli e sui cambiamenti di stato che sono un argomento stantio nel definire un comportamento che stava ormai nel futuro. Con quell’incontro del 1946 scopre una nuova arte astratta europea, capace in un attimo di far svanire nel nulla i suoi primi tentativi espressivi autodidatti che, rivisti oggi, testimoniano la sua innata artisticità, e ci volle poco perché decidesse che fosse più producente farsene paladino per metterla in luce verso il mondo piuttosto che continuare l’apprendistato su argomenti che stavano oramai fuori da quella contemporaneità. Basterebbe questo atteggiamento per decidere di escluderlo dalla storia del collezionismo per introdurlo nella storia dell’arte. E’ questo il suo primo giudizio, un giudizio da artista che, liberato dai propri fantasmi, sceglie di articolare la sua presenza all’interno dell’esperienza generazionale che forniva le novità più pregnanti con cui era venuto improvvisamente in contatto. E’ per ciò che parlo di giudizio, come poi avverrà per il resto delle sue frequentazioni e si tradurrà in quel lavoro in fieri di cui si è detto, portandolo al punto di creare un piedistallo per l’arte degli altri come fosse la sua o quella che non avrebbe avuto bisogno di fare perché già in atto in un contesto che trovava più producente condurre piuttosto che partecipare. Fin qua il primo atto che, condotto in porto con la pubblicazione del libro Arte astratta e con l’esposizione di una selezione delle opere presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nel 1957, ne aprì un altro dove degli altri colleghi non aveva più bisogno. Ha inizio qui l’attraversamento che in definitiva è un giudizio anch’esso ma sporcandosi le mani producendo da autore a partire dal 1960.
E tutti i Sessanta risultano una sorta di viaggio propedeutico all’ultimo dei suoi atti che ho citato in testa a questo scritto, condotto tra citazione e autopresentazione, tra pubblico e privato, tra costruzione e incassettamento, tra incendio e purificazione, dove se l’oggetto è sempre l’arte il soggetto è la vita, quella dell’artista ma anche quella di noi tutti. Appropriandosi delle opere degli altri, attività divenuta molto in voga circa vent’anni dopo, ne assoggetta la forma a queste sue incessanti dualità, ne estremizza i significati ed inizia a definirne i confini sovrastrutturali come nei primi francobolli a partire dal 1966. Che differenza ci sia rispetto al primo atto credo non sia una questione sostanziale ma che si tratti di una sorta di delocazione dello stesso atteggiamento dove in un luogo diverso, con delle architetture create da sé, come con il libro e la mostra in precedenza, attua la sua presenza verso l’esterno, azione propria della creazione artistica. In definitiva: non c’è bisogno di creare figure nuove per parlare di ciò che anche quelle già fatte esprimono. Il terzo atto, ho già detto, ha inizio a partire dal 1971, anche se le Proposte dell’anno precedente in cui seziona con atto apparentemente iconoclasta tele di autori museali sono un antefatto di un cambiamento di stato, anche se ripeto non di sostanza: la forma altrui non serve più se è di se stesso che si deve parlare. E quel se stesso siamo tutti noi, l’essere artista è una metafora dell’essere nel mondo. Il giudizio diventa filosofico, si parla di identità, di stato, di presenza, e della biografia come atto primigenio che può assumere valenze divinatorie: l’Autostoricizzazione travalica il tempo ed è posteriore a tutto, compresa la modernità e la sua stentorea presunzione cronicistica.
Sembra proprio che ci siano i termini per constatare un’ulteriore preveggente anticipazione sui tempi a venire che tanti fiumi di parole hanno fatto scrivere senza individuare il soggetto vero delle cose, l’opera che le accompagnasse.
Ed eccola allora quella scrittura incessante che copre tutto per svelare la coscienza individuale, il senso di sé nell’essere attore della coscienza di tutti. E’ con questo atto nuovo che GAC esplode, come se quelle opere post che necessitano per affermare un pensiero nuovo su se stessi volesse farle tutte lui. Ed esplode anche la comunicazione, senza Rete senza Socialnetworks, bisogna attuare da soli anche quella e non lasciare alcunché di intentato. Nascono così le Mostre a domicilio, cataloghi-opera in diecimila copie che viaggiano in tutto il mondo per rimpiazzare la staticità dei luoghi deputati, per diffondere, segnalare, scrivere una post-storia che non ha tutti i vincoli della precedente. Tutto via Posta, il modo migliore per occupare tutti gli spazi possibili, con una rete che si crea da sé, senza condizioni, senza mercato. I soggetti sono sempre gli altri, ma smaterializzati, ridotti ad idea funzionale a sé stesso, come nelle 25 lettere ai grandi della storia con cui si coinvolge in relazioni amicali, o I Frontespizi di famosi libri di ogni tempo di cui diviene il principale protagonista, e così via in un eccesso parossistico di riscrittura dove tempo e spazio si frammentano, ed ancora diventano liquidi ed incapaci di costruzioni stabili ed esclusive.
Sappiamo bene che la libertà non arriva da questa condizione, anzi come ne abbiamo riprova oggi ne è ulteriormente complicata , ma se non si scardina il lessico che la descrive, come hanno fatto i Ready made duchampiani a suo tempo, non avremo l’occasione per conquistarla. GAC questa ulteriore operazione la fece a suo tempo, forse troppo in anticipo perché venisse compiutamente recepita. Chissà che la ricorrenza del 2014, ora così vicina, non ci porti l’occasione per finalmente riconoscerlo?   Piero Cavellini

– CAVELLINI: L’arte tra ironia, utopia e vita
L’arte tra ironia, utopia e vita

“Caro Guglielmo Achille Cavellini, noi tutti abbiamo all’inizio dedicato la nostra fede (il nostro entusiasmo giovanile) a degli schemi che si sono rivelati ingenui. Abbiamo creduto innocentemente che la capacità producesse il merito e che dal merito venisse la gloria. Abbiamo scoperto via via nel tempo che ciò non accade. Abbiamo imparato che, nei rapporti sociali, è la gloria che crea il merito e la capacità. Ed ecco che ora scopriamo che questo concetto di capacità è scomparso divenendo un’idea ingannevole che i divulgatori introducono a loro piacimento. Ridiamo ora attraverso di lei dei nostri sbagli precedenti. Ridiamo del merito e della gloria. Ridiamo del pubblico e della società, ridiamo delle loro beffarde mitologie. Questo è il messaggio che sgorga dalla sua sferzante e singolare attività. La saluto e la elogio. Vivissimi auguri”.
(Da una lettera di Jean Dubuffet a Guglielmo Achille Cavellini, del 15-10-1978)
GAC acronimo di (Guglielmo Achille Cavellini), nasce l’11 settembre del 1914 e muore a 74 anni il 23 ottobre del 1990. E’ stato esattamente nel 1971 che ha inventato “l’autostoricizzazione”, siglando ironicamente ogni opera con la data del centenario dell’autore e inviando per via postale in tutto il mondo una decina di “mostre a domicilio”. In Italia, per diversi decenni, GAC è stato osteggiato come “un ricco eccentrico in vena di esibizionismo”, non compreso perché ritenuto soltanto un importante collezionista d’arte contemporanea e di conseguenza collocato dalla critica ufficiale nel completo isolamento. A partire dal 1971, dopo l’irruzione nel mondo dell’arte dell’americano Ray Johnson, vissuto nello stesso periodo dell’artista bresciano, G. A. Cavellini incomincia a ribellarsi ai poteri forti attuando l’autopromozione e l’autocelebrazione di sé attraverso la diffusione di interventi di vario tipo cercando opportunamente di ridicolizzare certe logiche sottese al mercato dell’arte. GAC riteneva il sistema ufficiale dell’arte impenetrabile e corrotto, di conseguenza la decisione di proporre la sua stessa presenza come autentico momento creativo. Insomma, una sorta di artista isolato che dal chiuso decide finalmente di non far parte più di quella schiera di pittori delusi e incompresi come Munch, Van Gogh, Modigliani o Tancredi e di far sentire la propria voce attuando appropriate “interferenze” all’interno del sistema monopolistico dell’arte. Dopo aver realizzato, distrutto e riciclato una parte consistente del suo lavoro degli anni precedenti, GAC decide di compiere “il grande passo”, ossia di contrapporsi ad un sistema ormai sordo e monotono, un ulteriore sviluppo verso la messa in crisi del tradizionale sistema ufficiale dell’arte.
E’ proprio GAC per primo a porre in modo evidente il problema della mercificazione e del condizionamento da parte del potere culturale attuando per reazione un straordinario “attivismo di contrasto frontale” con il sistema impenetrabile dell’arte ufficiale. L’arte, dopo essere stata relegata per molto tempo al chiuso delle idee, con l’attuazione dell’autostoricizzazione” diveniva liberazione, apertura delle frontiere culturali che si integrava nella vita. Cavellini si ritrova a condividere contemporaneamente vari campi d’esperienza trasversali e alternativi alle proposte della cultura ufficiale; dalla pittura alla poesia visiva, dalla body art alla performance, collocandosi apertamente ai margini di un sistema, in una zona franca, ovvero “in una periferia di confine praticabile” abbracciando concretamente una pratica che di fatto assorbiva diverse esperienze convogliandole in nuove possibilità creative. Inoltre, con la preferenza e l’utilizzo della Mail Art poteva finalmente confrontarsi a 360 gradi con artisti di diversa esperienza e latitudine sparsi in tutto il mondo. Una pratica, quindi, “di lucido confronto” che poteva fare a meno del mercato dell’arte. Dal 70 in poi, Cavellini partecipa attivamente alla messa in crisi del sistema “come battitore libero“ condividendo in modo trasversale e parallelo più campi di ricerca e smantellando così un concetto tradizionale che preferiva la produzione dell’artista ripetitiva e ben identificabile, una produzione piuttosto “riconoscibile” al completo servizio del mercato dell’arte. Oggi, GAC ci sembra davvero la figura più convincente, molto più di Ray Johnson che, secondo noi, non è riuscito a far udire in tempo utile la propria voce, relegandosi supinamente ai margini di un sistema autoritario e subendo di conseguenza il silenzio e l’anonimato come triste marchio d’infamia che il sistema dell’arte attribuisce a chi non reputa utile alla causa speculativa del mercato ufficiale dell’arte. Grosso modo è’ risaputo il triste epigono del “più famoso artista sconosciuto di New York”, il 13 gennaio 1995, a Sag Harbor, lasciandosi annegare, (si dice) nell’acqua torbida e gelida del Long Island. In quella particolare situazione vi fu molta speculazione anche da parte dei critici, studiosi e funzionari delle forze dell’ordine che considerarono il triste evento persino come “ultima performance” dell’artista americano.
Dopo la Pop Art tutto poteva diventare merce di consumo e l’artista trasformarsi in un’icona da incensare e venerare. Inoltre, con le proposte dadaiste ogni oggetto poteva essere considerato “artistico” e quindi presentato come opera d’arte; bastava “deprivarlo” dalla reale funzione pratica, immetterlo in una galleria d’arte certificando così un suo possibile valore artistico. Negli anni ’60, anche Piero Manzoni aveva cercato di sovvertire un ordine prestabilito attuando interventi di tipo “utopico” che di fatto sconvolgevano il sistema ufficiale dell’arte che si regolava sul tacito patto consensuale tra coloro che gestiscono le ipotesi e i flussi di opere d’arte da immettere in circolazione all’interno del mercato dell’arte. L’artista di Soncino con i suoi interventi non più estetici ma artistici che rifiutando la normalità certificava questo passaggio cruciale d’epoca. Tutto ciò l’aveva compreso anche Cavellini che a partire dalla seconda parte degli anni ’60 il poi inizia a utilizzare nelle sue opere materiale di scarto d’impronta dadaista; soldatini, giocattoli, piume, foglie secche, lamette da barba, uniti ad altri materiali trovati vanno a configurarsi come una sorta di teatrino carico di memorie e di ironie sottese. Pratiche, si dirà apparentemente distanti rispetto alle proposte ufficiali, in verità perfettamente in linea con le problematiche e le ricerche prospettate negli anni 60, 70 e 80 dal sistema ufficiale e internazionale dell’arte. Insomma, stesse problematiche comuni d’indagine ma diverso modo di procedere. A nostro avviso, Gac risulta un artista decisamente non etichettabile in una specifica scuola o gruppo artistico, proprio perché si offre nel contempo come citazionista, poeta visivo, performer, body artist, mail artist e persino street artist e creatore di artistamp, quindi, difficilmente classificabile per le diverse pratiche utilizzate ma sicuramente artista del superamento trasversale di una logica tutta tradizionale.
Dal 1973 in poi, come conseguenza diretta dell’autostoricizzazione, Gac riscopre anche la scrittura come segno, scrive e riscrive a ripetizione la propria storia dappertutto.
Inventa la “Pagina dell’Enciclopedia” partendo da dati biografici reali, estende la propria storia ad appropriazioni temporali iperboliche e parossistiche del pensiero umano con uno sguardo obliquo e intenso rivolto al passato e anche al presente. La breve biografia si tramuta così in scrittura che l’autore applica a tutto: dalle stoffe e gli oggetti ai vestiti e persino i modelli viventi divengono il supporto diretto di questa invasione e occupazione “pittorica” con un fare improntato alla performance. A tal proposito è da segnalare negli anni ’80 una serie di festivals in onore di Cavellini organizzati per prima in California tra San Francisco, Los Angeles e Hollywood e in seguito a Middelburg, in Olanda, in Belgio nel 1984 e persino in Ungheria a Budapest, in cui l’azione performativa e all’happening collettivo viene sperimentato in modo amplificato e convincente. Negli “Appunti a margine nella ‘Vita di un genio’”, Piero Cavellini scrive: “la sua scrittura prolifera e si dirige verso gli oggetti più svariati come fogli di plexiglass e bandiere che ricopre minuziosamente ed in diverse lingue fino a giocare con sovrapposizioni illeggibili. Ricopre della propria scrittura anche una serie di colonne, simbolo di prestigio ed onore; passa quindi agli oggetti personali più disparati, dalle valigie all’ombrello, ad un set completo di abiti, magliette e quant’altro. Prende in seguito a vestirsi con questi indumenti dando luogo a performance di vario tipo nelle quali appare ricoperto della propria storia. Scrive sul mappamondo, su due candidi manichini, per passare poi a personaggi viventi.”
Le sue azioni sono state decisamente in anticipo anche rispetto alle proposte graffitiste attuate dal giovane americano Keith Haring negli anni ’80, accumunati occasionalmente dall’amore per la scrittura. Dopo la morte di GAC ha iniziato, lentamente, il processo di far “ri/conoscere” ad un pubblico più ampio e all’interno della comunità critica del sistema ufficiale dell’arte le qualità e gli apporti innovativi dell’artista bresciano. Oggi, Cavellini è da considerare come uno dei maggiori e originali innovatori della seconda metà del 20° secolo, dopo qualche decennio di attesa e di riflessione, ci appare come la risposta italiana alle proposte di Ray Johnson, ovvero, l’altra faccia della Pop art americana, quella che s’incarna all’interno della storia dell’arte del passato dell’arte italiana e del presente. Ha vissuto l’arte contemporanea dal secondo dopoguerra fino al 1990, intensamente come artista libero, diceva: “preferisco vivere la mia avventura, proiettata nel futuro, piuttosto di dovermi impantanare nell’intricata giungla dell’arte”, da artista non condizionato da schemi e imposizioni. Quindi, non é stata una questione di semplice eleganza o stile ma di una cosciente operazione illuminata che ha evidenziato e messo in luce i problemi e le contraddizioni di un sistema culturale “corrotto” che non permette alcuna interferenza e che costringe l’arte e gli artisti all’isolamento e all’anonimato. Un sistema che non lascia nulla al caso e che tratta l’opera d’arte e l’artista come semplice merce di scambio. (Giovanni Bonanno)
– L’attività e le opere di Guglielmo Achille Cavellini
(dagli inizi degli anni ’60 a tutto il 1990)

Gli anni ’60, la ripresa dell’attività pittorica
A Conclusione del suo impegno generazionale, da grande collezionista d’arte contemporanea, nella ricognizione attorno all’arte astratta ed informale europea, GAC riprende il lavoro artistico proprio da questa esperienza. Sceglie la pittura ma la estende ad un territorio personale preconizzando un imminente cambiamento espressivo.
Le opere oggetto 1965
Fortemente emozionato da un universo oggettuale e mediatico nuovo, che dal New Dada alla Pop ed al Nouveau Realisme stava pervadendo l’arte nuova del periodo, GAC sente prepotente il cambiamento in atto e si lancia in un’esperienza oggettuale che però continua ad adattare ad un progetto sul sé e la propria biografia. Le opere oggetto di questo periodo infatti, pur seguendo dal punto di vista formale la tendenza in atto, hanno un contenuto legato profondamente al proprio vissuto e molto spesso alla propria quotidianità.
Le cassette e i francobolli in legno (1966 – 1970)
Crea le cassette che contengono le opere distrutte dei periodi precedenti. In parallelo alle opere incassettate, crea diversi lavori oggettuali in legno e plexiglass colorati. Nello stesso periodo inizia a produrre diversi Francobolli in legno intarsiato.
I Carboni del 1968-1970
Dopo i francobolli in legno è il periodo dei carboni, brucia le proprie opere allo scopo di purificarne il disegno e a far scomparire qualsiasi segno del passato.
Le opere sezionate del 1970
E’ questa l’operazione che più ha sconcertato gli osservatori dell’arte di quel periodo: un famoso collezionista che tagliava in più parti opere d’arte di un notevole valore economico. Un atteggiamento iconoclasta e visto come un reale sfregio all’arte.
I Manifesti per il Centenario del 1971
Produce, su tele emulsionate ricolorate i manifesti che tutti i più importanti musei del mondo dovranno approntare per celebrare nel 2014 il centenario della sua nascita.
Le tele emulsionate tra il 1971-1975
La tecnica fotografica della tela emulsionata, usata per i Manifesti, si estende ad un incessante lavoro di riformulazione iconografica di tutto quanto fatto in precedenza. Sia le cassette che i carboni, le citazioni e le Italie.
I Frontespizi del 1971
Questi lavori fanno parte, assieme alle 25 lettere ai cimeli e ad alcuni altri lavori progettati per serie, delle cosiddette “mostre a domicilio”, attraverso le quali con una massiccia diffusione postale internazionale GAC inizia a farsi conoscere in un nuovo ambiente artistico che sarà poi quello del circuito di mail art, del quale sarà uno degli esponenti più riconosciuti.
Dalla Pagina dell’Enciclopedia
Dal 1973, come conseguenza diretta dell’autostoricizzazione, Gac inventa la “Pagina dell’Enciclopedia” dove, partendo da dati biografici reali, estende la propria storia ad appropriazioni temporali iperboliche ed onnicomprensive del pensiero umano. La breve biografia si tramuta in scrittura che l’autore applica al mondo nella sua generalità: stoffe, oggetti, vestiti e modelli viventi divengono il supporto diretto di questa invasione “pittorica” effettuata con la propria storia.
Fotografie anni Settanta
Per tutti gli anni Settanta GAC estende al medium fotografico tutta la sua progettualità che ormai sta invadendo ogni spazio reale possibile. In sintonia con un lavoro specifico sul corpo, che in quel periodo viene indagato da più parti, produce autoritratti ironici del suo volto in atteggiamento da smorfia. Inoltre, con l’uso della tecnica fotografica vengono creati i francobolli fotografici e le “Analogie”, dove GAC mette in relazione e a confronto i suoi atteggiamenti con quelli di altri personaggi della storia dell’arte.
Serie dei cimeli creati negli anni Settanta
durante tutto il decennio GAC crea una serie di lavori in cui la forma a cassetta o bacheca amplia il concetto di opera-contenitore che già aveva preso avvio alla metà degli anni Sessanta con le opere oggetto, inserendo e accumulando all’interno gli oggetti più svariati e personali come estensione biografica.
I personaggi della Storia: Autoritratti
Con l’inizio degli anni Ottanta GAC ritorna alla tavolozza pittorica, atteggiamento comune a numerosi artisti operanti in quel periodo, continuando ad insistere sul concetto di “auto storicizzazione” tra documento ed elementi naturali.
I Francobolli degli anni Ottanta
Anche l’elemento francobollo, apparso nel suo lavoro come simbolo di celebrazione, viene ora soggetto ad una produzione “pittorica” tipica di tutto il lavoro di GAC di quel periodo
Gli Autoritratti in Clinica del 1990
Tra il luglio e settembre del 1990, ogni giorno nella clinica di S. Orsola che lo ospitava, ad una data ora del mattino, segnata nel foglio come il numero della stanza in cui stava, produceva un collage in cui si auto ritraeva, mimando la sua tipica dinamicità facciale. Questi sono gli ’ultimi lavori raffinati, malinconici e anche ironici di GAC, artista “non considerato” dalla critica perché ritenuto “outsider” in controtendenza assoluta rispetto le condizioni e le regole ufficiali istituzionalizzati dal sistema dell’arte.
– G. A. Cavellini visto da Ruggero Maggi
Guglielmo Achille Cavellini o GAC, come si firmava) è stato un personaggio multiforme e geniale che per circa un cinquantennio ha vissuto l’arte contemporanea, dal secondo dopoguerra fino al 1990, anno della sua morte.
La storia ha inizio sul finire degli anni quaranta quando GAC, messi da parte i suoi primi tentativi espressivi, scopre una nuova arte europea che coniuga un fronte nuovo della pittura. Ne diviene uno dei maggiori collezionisti e se ne innamora come pittore. Quella fu la scintilla iniziale, un modo per mettere in piedi in’idea dell’arte come scelta individuale che è stata l’elemento conduttore della sua esistenza d’artista.
Negli anni ’60 recupera dal quotidiano oggetti, soprattutto giocattoli, soldatini, lamette da barba ecc. che uniti a materiali di discarica vanno a formare una sorta di teatrino carico di memoria e anche di denuncia sociale. E’ quindi la volta delle cassette che contengono opere distrutte (1966.1968) in cui ingabbia i suoi tentativi di lavoro precedente ed anche, e qui appare per la prima volta l’elemento citazione appropriazione, opere di artisti di cui stima maggiormente il lavoro. Citazione – appropriazione che prende corpo più chiaramente (1967-1968) con opere formate da intarsi in legno dipinto in cui gioca con i personaggi della storia dell’arte, ed anche con i primi francobolli, dando il via ad una ricognizione sulla celebrazione che sarà poi sempre presente nel suo lavoro e nei carboni (1968-1971) dove bruciare significa creare il nuovo purificandosi.
Nel 1970 produce una serie di opere, intitolate Proposte, in cui l’azzardo di appropriazione iconoclasta lo porta a sezionare tele di altri autori di importante valore storico ed artistico.
Nel 1971 c’è una svolta cruciale nel suo lavoro: decide di rivolgere attenzione unicamente a se stesso per segnalare la deformazione di un sistema permeato da invidie e chiusure invalicabili. Conia il termine Autostoricizzazione.
Le sue Mostre a domicilio furono una specie di vessillo per tanti giovani artisti con cui ebbe un fitto scambio di arte postale, tanto da creare uno degli archivi – museo tra i più cospicui ed interessanti di questo tipo di opere provenienti da ogni parte del mondo. Museo che egli, a più riprese, disse di considerare “la sua opera più importante”. Ruggero Maggi
– BIOGRAFIA / GUGLIELMO ACHILLE CAVELLINI
Brescia 1914-1990
Guglielmo Achille Cavellini (o GAC, come si firmava) è stato un personaggio multiforme e geniale che per circa un cinquantennio ha vissuto, come fosse un arbitro speciale, l’arte contemporanea, dal secondo dopoguerra fino al 1990, anno della sua morte.
Sta forse qui il cardine per capirlo. Non è stato un artista come tanti altri, con la sua piccola o grande innovazione. Non è stata una questione di stile la sua, ma una specie di giudizio illuminato che ha ricondotto giustamente all’individuo ed al suo pensiero i balbettii di un sistema che si stava sbriciolando in mille rivoli di potere dove l’arte e l’artista rischiavano di rimanere nell’ombra. Non è poco si dirà, eppure sembra che tutto ciò ancora ai più non sia chiaro.
La storia ha inizio sul finire degli anni quaranta quando GAC, messi da parte i suoi primi tentativi espressivi, scopre una nuova arte europea che, chiamandosi astratta, coniuga un fronte nuovo della pittura. Ne diviene uno dei maggiori collezionisti, se ne innamora come pittore e offre il suo primo giudizio all’arte. Per molti sembra che il suo valore termini qui, invece quella non fu altro che la scintilla iniziale, un modo per mettere in piedi un’idea dell’arte come scelta individuale che è stata l’elemento conduttore della sua esistenza d’artista.
Nel 1960 ha ripreso il lavoro con forza, dapprima sul versante dell’astrattismo pittorico che tanta parte aveva avuto nei suoi interessi del decennio precedente, ma con un gesto, un segno nuovi che appaiono ora come anticipatori del suo lavoro sulla scrittura che prenderà corpo più tardi.
La sperimentazione continua e nel 1965 sforna un gruppo di lavori che sono un’ulteriore tappa verso un uso diversificato dei materiali. Recupera dal quotidiano oggetti, soprattutto giocattoli, soldatini, lamette da barba ecc. che uniti a materiali di discarica vanno a formare una sorta di teatrino carico di memoria e anche di denuncia sociale.
E’ quindi la volta delle cassette che contengono opere distrutte (1966-1968) in cui ingabbia i suoi tentativi di lavoro precedente ed anche, e qui appare per la prima volta l’elemento citazione-appropriazione, opere di artisti di cui stima maggiormente il lavoro.
Citazione-appropriazione che prende corpo più chiaramente (1967-1968) con opere formate da intarsi in legno dipinto in cui gioca con i personaggi della storia dell’arte, ed anche con i primi francobolli, dando il via ad una ricognizione sulla celebrazione che sarà poi sempre presente nel suo lavoro.
Nei carboni (1968-1971), che per un certo periodo sono stati un vero e proprio simbolo del suo lavoro, dove bruciare significa creare il nuovo purificandosi, coniuga più apertamente i concetti appena accennati nei lavori precedenti, dalla pittura all’oggetto, dalla citazione all’appropriazione fino a far assumere a certe icone la valenza di opera propria, usando opere di altri autori oppure l’immagine dell’Italia in innumerevoli situazioni e contesti.
Nel 1970 produce una serie di opere, intitolate Proposte, in cui l’azzardo di appropriazione iconoclasta lo porta a sezionare tele di altri autori di importante valore storico ed artistico. Il gioco e l’ironia prendono ancora più spazio lasciando posto anche al dubbio che ci si trovi di fronte ad un gesto estremo e lesionista (era sì o no Cavellini in tempi passati un famoso collezionista?).
Nel 1971 c’è una svolta cruciale nel suo lavoro: decide di rivolgere attenzione unicamente a se stesso per segnalare la deformazione di un sistema permeato da invidie e chiusure invalicabili. Conia il termine Autostoricizzazione, che fu una vera e propria puntualizzazione, un modo per mettere in pratica il suo giudizio. Il termine può sembrare a prima vista un escamotage brillante e narcisista per mettersi in mostra, ma è tanto forte l’idea da intrufolarsi nel sistema dell’arte e straripare nei suoi gangli più vitali mettendone in luce ogni contraddizione.
Le sue Mostre a domicilio furono una specie di vessillo per tanti giovani artisti con cui ebbe un fitto scambio di arte postale, tanto da creare uno degli archivi-museo tra i più cospicui ed interessanti di questo tipo di opere provenienti da ogni parte del mondo. Museo che egli, a più riprese, disse di considerare “la sua opera più importante”.
Produce quindi i manifesti che innumerevoli musei di tutto il mondo dovranno usare per celebrare il suo centenario, abbinando al suo nome la sigla 1914-2014.
A questo punto la fantasia dell’artista, liberata da ogni pudore verso l’autocelebrazione, si scatena. Nei francobolli entra lui con la sua mimica votata allo sberleffo.
Scrive una Pagina dell’Enciclopedia partendo da una semplice cronaca autobiografica fino a sfociare in una vera e propria iperbole del culto della personalità. La sua scrittura diviene quindi una cifra pittorica usata con maniacale insistenza su tutti i supporti possibili: colonne, manichini, tele e drappi di dimensioni enormi.
E’ questa la realtà che vede Cavellini come autentico innovatore, ed anticipatore anche negli aspetti di una nuova comunicazione nell’arte, scavalcando i canonici rapporti che sembrano una base inscalfibile del sistema, dando una risposta concreta e carica di vitalità al suo messaggio di provocante giudice del territorio dell’arte.
Archivio Cavellini di Brescia
– LINK SU GUGLIELMO ACHILLE CAVELLINI
Emilio Isgrò: Lettera su Cavellini
http://gac2014.it/emilio-isgro-lettera-su-cavellini/
*Guglielmo Achille Cavellini 1914-2014: ovvero dell’autostoricizzazione*
http://www.luoghisingolari.net/immaginario/2014/04/20/guglielmo-achille-cavellini-1914-2014-ovvero-dellautostoricizzazione/

VIDEO:

• Cavellini immaginato centenario 2014
Trailer dello spettacolo teatrale prodotto da PROGETTOUTOPIA per il centenario di Guglielmo Achille Cavellini che si svolgerà il 12 settembre 2014 a Brescia durante i festeggiamenti dell’anniversario della nascita di GAC, 1914-2014.
Duration: 7:01
• Cavellini in New York
Artpool Art Research Center Duration: 21:03
• Cavellini Guglielmo Achille
Arte Tivù Duration: 7:20
Duration: 3:40
• Guglielmo Achille Cavellini nel ricordo di Giacomo Danesi
Duration: 5:08
• Vivere da gallerista – Intervista a Piero Cavellini
TheProjectFoundation
Piero Cavellini-gallerista-chiarisce il significato dell’essere gallerista, in passato e nel presente..
http://www.youtube.com/watch?v=fliKINLYmLo

– Duration: 7:57
http://www.youtube.com/watch?v=Lr9uffyC2-o
Video breve duration: 3:56

Link di G. A. Cavellini:
http://www.ophenvirtualart.it/
http://www.collezionebongianiartmuseum.it/home.php
http://www.collezionebongianiartmuseum.it/sala.php?id=44

DALL’ARCHIVIO CAVELLINI
– Visita la sezione dedicata alle OPERE di GAC
– Visita la sezione dedicata all’ AUTOSTORICIZZAZIONE
– Visita la sezione dedicata ai RITRATTI di GAC realizzati da Andy Warhol, Renato Birolli, Mimmo Rotella, Mario Ceroli.
http://www.cavellini.org/Cavellini.org/Home.html
http://www.cavellini.org/Autostoricizzazione/Ritratti.html

VERSO IL 2014
http://www.cavellini.org/Cavellini.org/Mail_Art.html
http://www.cavellini.org/Cavellini.org/Verso_il_2014.html
http://gac2014.it/events/giornata-studi-guglielmo-achille-cavellini/
http://www.cavellini.org/Documenti/Edizioni_Nuovi_Strumenti.html
ARCHIVIO CAVELLINI
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